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sto - biografie: Donoso Cortés - Il cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo

  Scritto da admin il 28/08/10

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Donoso Cortés: il cattolicesimo, il liberalismo, il socialismo


(Le opere più importanti non sono disponibili online in lingua italiana: potete leggere il Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo
in francese qui: http://books.google.com/books/download/Essai_sur_le_catholicisme__le_lib__ralis.pdf?id=dnAPAAAAQAAJ&hl=it&output=pdf&sig=ACfU3U0GptjqHW-rbCFMjd-FjppMpRvWEg
e, in spagnolo, qui: http://books.google.com/books/download/Ensayo_Sobre_el_Catolicismo__el_Liberali.pdf?id=RtgL_DwqskkC&hl=it&output=pdf&sig=ACfU3U0IlJlRPvfRlOBH5zob7Dl7gn59xg
Alcune lettere importanti, sono presenti nel sito "Per una politica dei valori": http://www.totustuustools.net/pvalori/classici.htm )


Nato a Val de Serena il 6 maggio del 1809 e morto a Parigi - come ci insegnano i suoi biografi - il 3 maggio del 1853, vittima forse delle dure lotte sostenute nel campo dello spirito, che avevano minato le sue forze, troppo inferiori al fuoco del suo ingegno. Don Giovanni Donoso-Cortés, Marchese di Valdegamas e Visconte del Valle, Grande di Spagna e più volte deputato, ministro e ambasciatore. durante i regni di Maria Cristina e di Isabella, viene spesso citato fra i rappresentanti più illustri della scuola tradizionalista e cattolica.

Ma fino a poco tempo fa, di qua dai monti, l'opera sua di polemista e di filosofo non era molto nota.

Se adesso anche da noi questa lacuna si può considerare, se non del tutto, almeno in gran parte colmata, lo dobbiamo a Bernardo Sanvinsenti che nella collezione dei Libri della Fede ha pubblicato alcuni brani scelti di questo valoroso reazionario, degno campione della vecchia Spagna dalla pietà guerriera.



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sto - biografie: Solaro dalla Margherita, uomo di Stato cattolico

  Scritto da admin il 21/08/10

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Solaro dalla Margherita, uomo di Stato cattolico


(Le opere più importanti sono disponibili online: Memorandum storico politico, L'uomo di stato indirizzato al governo della cosa pubblica e Avvedimenti politici Questioni di stato. Altre importanti opere, inedite dai tempi della prima pubblicazione, sono presenti nel sito "Per una politica dei valori": http://www.totustuustools.net/pvalori/classici.htm


Ricordando i maggiori "reazionari" italiani — uso, s'intende, il termine generalmente accettato senza alcuna intenzione dì ostilità o di biasimo — non si può trascurare che di tale tendenza fu il più vituperato e discusso esponente.
Austriacante, nemico della causa italiana, servo dei gesuiti: sono queste le qualifiche con le quali il suo nome fu affidato alla storia dai suoi contemporanei, e il compito di mettere le cose al loro posto, riabilitando il fiero ministro piemontese, può apparire, non a torto, difficile ed ingrato.
Ma oramai, dopo quasi novant’anni. la passione di parte ha potuto attenuarsi, sicché di molte cose e di molte persone possiamo giudicare, finalmente sereni.
Ciò che ho detto a proposito di Padre Taparelli, vale sostanzialmente anche per il Solaro. Entrambi fedelissimi alla Chiesa Cattolica, ed alle tradizioni dinastiche sabaude, nel grande incendio del Risorgimento non seppero vedere la fiamma nazionale, turbati ed accecati dal fumo demagogico che con essa si alzava denso e fosco.
Però se siamo giusti, dobbiamo riconoscere che furono profeti quando era quasi impossibile, che la conciliazione fra le eterne ragioni dell'ordine mondiale, e l'assetto unitario della nostra penisola si presentava come un problema insolubile, o almeno di remota e incerta soluzione...
La cacciata dei barbari era un sogno bellissimo che sorrideva a tutti al di qua delle Alpi, ma come condizione per poterla intraprendere, molte cose meno belle, estranee al nostro genio, si volevano da molti introdurre fra noi: assemblee popolari, licenza della stampa, diminuzione del potere regio, forse un giorno repubblica, certo democrazia.... Ed i primi a confondere libertà e indipendenza, erano appunto i capi del partito "italiano"....
Se a questi non perdoniamo, in grazia al vero patriottismo, il legame a schemi sociali e filosofici erronei ed insidiosi, che dovevano pesare per tre generazioni sulle sorti avvenire dell'Italia risorta; useremo invece tutta l’indulgenza verso chi - poiché appunto ne vedeva i pericoli - all'opera unitaria non volle prestare mano.
Questa sorte di uomini, inflessibile e rude, chiusa alle suggestioni del tempo in cui viveva, ebbe il merito grande di affermare strenuamente, contro la infatuazione liberale, il valore immanente di alcuni fondamentali principii a cui - piaccia o non piaccia - ci si deve ispirare quando si voglia dare vera forza allo Stato.




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sto - biografie: Luigi Taparelli. Il diritto naturale

  Scritto da admin il 14/08/10

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Luigi Taparelli d'Azeglio, il diritto naturale


(Le due opere più importanti sono disponibili online: Esame critico degli ordini rappresentativi nella società moderna, volume primo e volume secondo. Inoltre: Saggio teoretico di diritto naturale appoggiato sul fatto, volume primo e volume secondo. Altre importante opere, inedite dai tempi della prima pubblicazione, sono presenti nelle paginecattoliche.it, sezioni Dottrina sociale e Economia)

Luigi Taparelli dei Marchesi d’Azeglio nacque in Torino, il 24 novembre del 1793, dal Marchese Don Cesare e dalla Marchesa Cristina, nata Contessa Morozzo.

Il padre, gentiluomo di buon ceppo, valoroso soldato e fervente cattolico, era un educatore austero ed inflessibile del quale un altro dei suoi figli — Massimo, cavalleresco e simpatico campione del Risorgimento italiano — ci ha lasciato un ritratto così caratteristico e pieno di rilievo.... Nella seconda metà del ‘700, accanto a tanti signori degeneri, effeminati. demagogizzanti e viziosi, la nobiltà europea contava ancora molti di questi campioni incorrotti, fedeli alle gloriose tradizioni dei secoli feudali, e, a onor del vero, in Piemonte questi degni aristocrati erano più numerosi che altrove.
Non guasti, come in Francia, dalla vita di corte e dagli sfrenati piaceri, più rudi e meno aperti all'influsso dei tempi e al sottile veleno della incredulità volterriana e della filosofia enciclopedista, tennero testa con maggior vigore alla tormenta rivoluzionaria, senza le clamorose defezioni che invece assottigliarono le file della dorata aristocrazia versagliese. Pochissimi in Piemonte, si piegarono al giogo della falsa libertà giacobina: i più seguirono i loro sovrani in Sardegna, altri si trasferirono nelle regioni d'Italia, rimaste più tranquille in mezzo a tanta bufera.

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sto - biografie: Monaldo Leopardi - La satira a servizio della fede

  Scritto da admin il 06/08/10

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Monaldo Leopardi, la satira a servizio della fede
(Varie opere disponibili online: Autobiografia; La giustizia nei contratti e l'usura; Raccolta di dialoghi ed altri scritti composti in occasione delle Rivoluzione d'Italia dell'anno 1831; Un'oretta di conversazione tra sei illustri matrone della buona antichità e, soprattutto, il Catechismo filosofico)

 

Quando lo stesso nome è contemporaneamente illustrato da due persone della stessa famiglia, accade facilmente che una assorba per sé tutta la fama, distogliendo dall'altra l'attenzione del pubblico. e la condanni quindi, talvolta ingiustamente, ad una semioscurità od all'oblio.

Quanti, quando si cita il nome di Leopardi, ricordano oltre a Giacomo, grandissimo poeta, anche il padre, Monaldo, polemista politico?

E anche quelli che lo hanno sentito nominare ne serbano spesso una immagine antipatica e grigia, di pedante severo, dispotico e bigotto, chiuso alla comprensione degli uomini e dei tempi, maniaco di reazione ad ogni costo....

Eppure, se la gloria di Giacomo Leopardi non gli avesse nuociuto nel modo che abbiamo detto, anche il Conte Monaldo, oltre ad esser più noto, sarebbe giudicato più equamente e terrebbe il suo posto, con dignità ed onore, fra i grandi pubblicisti del secolo passato.



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sto - biografie: Vittorio Barzoni, l'anti-Napoleone

  Scritto da admin il 30/07/10

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Vittorio Barzoni, l'anti-Napoleone
(Un testo ancora reperibile: Rivoluzioni della Repubblica Veneta vol. 2 e anche vol. 1)

 

La storia è stata ingiusta con Vittorio Barzoni.

Pochi, forse pochissimi, ricordano il suo nome che pure ebbe un momento notorietà europea, e anche più rari sono gli studiosi che hanno scorso le pagine ingiallite dei suoi scritti, diffusi e commentati in quattro e cinque lingue, proscritti od esaltati dalle opposte fazioni, letti con interesse da sovrani e ministri, e ora sepolti nella dotta polvere di qualche biblioteca di provincia.

Eppure al focoso polemista lombardo che non piegò dinanzi al gran Napoleone ed esule orgoglioso e inabbattuto, esercitò vent'anni l'aspro ingegno e la penna pungente ed affilata contro l'influsso delle idee francesi, giacobine o imperiali; non dovrebbero mancare l’omaggio e la simpatia dei nepoti, finalmente — e per sempre — liberati dal contagio ideologico straniero.

Bella figura di italiano vivo — quella del buon Barzoni — sprezzatore degli idoli e dei feticci di oltralpe, attaccato alle nostre tradizioni sociali e religiose, coraggioso, sincero e indipendente nelle idee e nei giudizi.

Spirito insofferente e battagliero, servito da una vasta erudizione e da un dritto realismo subalpino su cui non hanno presa le nebbie ginevrine e ugonotte; tenace nei rancori e negli affetti, fu un vero "moschettiere della penna", simile al Rivarol per molti aspetti del suo temperamento di scrittore.

Ma — ripeto — italiano fino all’osso e misogallo non meno dell'Alfieri, senza però le ubbie repubblicane del nobile Astigiano.

La sua vita, agitata e avventurosa, in mezzo alle fazioni e agli intrighi politici fu sempre rettilinea e intemerata; non ebbe debolezze, pentimenti o incertezze, e oppose alle blandizie e alle minacele dei potenti del giorno lo scudo impenetrabile di una serena coerenza.



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sto - biografie: Carlo L. von Haller - Teorico della scienza politica

  Scritto da admin il 24/07/10

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Karl Ludwig von Haller, teorico della scienza politica

Fra i grandi teorici della Restaurazione lo svizzero De Haller fa parte per sé stesso.
La sua dottrina, infatti, che per il lato critico coincide sostanzialmente con quella degli altri contro-rivoluzionari più illustri, se ne distacca invece in molti punti, quando entra nella fase costruttiva, e certo questa sua caratteristica, di apparire isolato anche nel proprio campo, ha nuociuto non poco alla sua fama ed alla diffusione dei suoi scritti.
Eppure nel pensiero di questo protestante, nato repubblicano in una città libera e condotto alla luce e all'unità di Roma ed alla esaltazione dell’ordine monarchico attraverso una lenta evoluzione — politica dapprima e quindi religiosa — un cercatore attento può trovare, ancora grezzo e appena digrossato. tutto un ricco e prezioso materiale, capace di fornire solide fondamenta a grandi ed armoniose costruzioni. Se l'Haller, non ha sempre saputo usarlo bene, ha tuttavia il gran merito di averlo accumulato, preparando un magnifico arsenale ai combattenti della buona causa. E di questo dobbiamo essergli grati.



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sto - biografie: Luigi de Bonald - La società influenza l'uomo

  Scritto da admin il 16/07/10

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Quando si citano i maggiori campioni della Monarchia e della Chiesa, al nome illustre di Giuseppe De Maistre si unisce sempre quello, anch'esso insigne, di Luigi de Bonald. E tale ravvicinamento è più legittimo di quanto a volte non siano siffatti binomi, passati all'uso letterario e storico, senza tante minuzie di controllo e di critica.

Giacché suole accadere assai di rado che l'opera di due grandi scrittori pure differentissimi tra loro, perché provveduti ciascuno di una personalità marcatissima, si completi e si compenetri in modo così perfetto ed armonico; e questo senza che si possa riscontrare nell'uno o nell'altro di essi alcuna parvenza di imitazione o di plagio. Ciò è possibile infatti soltanto quando due spiriti acuti e chiarissimi posti di fronte allo stesso problema, ne danno entrambi la stessa soluzione, dimostrando in tal modo come questa sia l'unica plausibile e giusta.

Eppure, come ho detto da principio, de Maistre e de Bonald non si somigliano affatto: paradossale, audace, brillante, sintetico il primo: analitico, metodico, severo, posato, il secondo. Vissuto assai più a lungo del Conte savoiardo, il Visconte francese vide le sue dottrine consacrate dalla Restaurazione trionfante, e non gli mancarono in vita le cariche e gli onori. Ma dall'oblio e dalla critica partigiana e malevola ebbe, dopo la morte, maggiormente a soffrire.



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sto - biografie: Giuseppe De Maistre, la forma di governo

  Scritto da admin il 10/07/10

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GIUSEPPE de Maistre è il più giustamente famoso fra gli scrittori cattolici ultramontani; il più spesso citato e tradotto, e nello stesso tempo il più odiato dagli assertori del liberalismo e dagli pseudo cattolici di marca tolstoiana, democristiani et similia... Ma, nonostante gli attacchi, i travestimenti, le confutazioni e le accuse, il suo pensiero, che domina le generazioni ed i secoli, continua a risplendere, con la chiarezza di un faro, sui torbidi marosi dell’Errore.


Avversario inesorabile e costante dell'ideologia rivoluzionaria, fornito di vastissima, multiforme cultura, egli scrisse moltissimo su argomenti politici, storici, religiosi e morali. Mai doti più brillanti di scrittore furono poste al servizio di una causa migliore: le armi che gli avversari dell’ordine, sociale e religioso, hanno saputo usare con infausta perizia, egli le ha tutte in pugno e le adopera con lo stesso vigore. È, volta a volta, ironico, sarcastico ed arguto al modo di Voltaire, appassionato e lirico non meno di Rousseau; ma non si lascia mai prendere la mano dall'immaginazione, sottoposto com'è alla rigorosa disciplina mentale, all'intimo controllo dello spirito, che solo Roma sa insegnare ai suoi. A noi Italiani poi dovrebbe esser carissimo: e non solo per questa sua romanità così profonda, tutta di un pezzo, senza attenuazioni, che già di per sé stessa lo fa vicino a noi....



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sto - biografie: Giacomo Bossuet, l'etica nella politica

  Scritto da admin il 03/07/10

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Giacomo Bossuet, l'etica nella politica


GIACOMO Bossuet nacque a Digione l’anno di grazia 1627. Suo padre, Consigliere al Parlamento di Metz, apparteneva a quella "nobiltà di toga", che formava una casta così caratteristica e chiusa, nella Francia dell'Antico Regime. Erano vere dinastie di giuristi in seno alle quali le cariche della magistratura, acquistate in contanti, come una cascina od un feudo, si trasmettevano di generazione in generazione, e univano col dare alle famiglie una impronta speciale, un po’ compassata e severa, con una punta di pedanteria dottorale e un certo rigorismo puritano....

Ma il predominio degli studi legali che in tale ambiente erano naturalmente tenuti in grandissimo onore — come accadeva per l'arte militare nella rivale "nobiltà di spada" — non impediva che vi si coltivassero anche le buone lettere classiche, e le discipline teologiche, filosofiche, e storiche. Di tanto in tanto qualcuno dei rampolli di una di queste case — che erano dette anche "parlamentari", perché appunto riempivano di consiglieri nati i vari Parlamenti del Regno — preferiva seguire la carriera ecclesiastica, aggiungendo al prestigio famigliare il lustro di una mitria vescovile.

Così fece anche il giovane Giacomo Bossuet, che al tocco ed al robone orlato di pelliccia, preferì la tonsura e l'abito talare, e dopo aver compiuti i primi studi nella natia Digione, sotto la guida dei Padri Gesuiti, passò a Parigi al Collegio di Navarra, e nel 1648 fu approvato dottore in teologia. Solo quattro anni dopo ebbe gli ordini sacri e fu insediato in un Canonicato della Cattedrale di Metz. Aveva — come dicono i Francesi — il piede nella staffa.



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sto - biografie: Giovanni Botero, l'anti-machiavelli

  Scritto da admin il 26/06/10

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Giovanni Botero, l'anti-machiavelli

 

Del piemontese Giovanni Botero — passato alla storia letteraria e politica come il "Machiavelli cattolico" — le biografie forniscono pochissime notizie, fino all'epoca in cui diede alle stampe le sue prime scritture, già quarantenne e segretario in Milano del Cardinale Carlo Borromeo.

Sappiamo solo che, di famiglia borghese e largamente fornita di censo, nacque a Bene Giavenna intorno al 1540, e fu messo agli studi in Torino nel Collegio dei Padri Gesuiti; ma non si iscrisse nella Compagnia, preferendo far parte del clero secolare. E certo dovette acquistarsi buona fama di virtù e di dottrina, se dal santo Arcivescovo lombardo, fu onorato di un posto di così grande fiducia e lo tenne con lode otto anni circa, fino alla morte del suo illustre protettore.

Ho detto che a Milano scrisse i primi lavori dei quali abbiamo traccia, su argomenti politici e morali: prima d'allora non aveva composto che versi e panegirici latini, senza interesse per il nostro studio.

Ma coi tre libri del De Regia Sapientia, affrontò arditamente le scienze sociali e s'impose senz’altro al pubblico dei dotti, sia laici che ecclesiastici.

Fervevano in quegli anni le discussioni sull'opera di Niccolò Machiavelli, che era letta e studiata in tutte le Corti d'Europa; ed alcuni levavano alle stelle la dottrina del Principe, altri e in particolare i Gesuiti, ne condannavano l’immoralità e il pessimismo, e avrebbero voluto bruciare sulle piazze quel libro, nel quale ravvisavano un compendio di tutte le eresie.

Il Botero, disceso nella mischia, nel nome di una rigida ortodossia cattolica, non poteva accettare le conclusioni dello spregiudicato Fiorentino; ma invece di attaccarlo e di accusarlo alla cieca, come facevano tanti del suo campo, si assunse di provare che il buon governo dei popoli e l'arte di creare e di conservare gli stati, non sono in alcun modo incompatibili con il rispetto e l’osservanza della legge religiosa e morale.



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